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I ricordi segreti di Jaqueline kennedy.

Aggiornamento: 19 dic 2023

Il fotografo Jacques Lowe, amico dei Kennedy, aveva scattato queste immagini per il loro album personale, ritraendoli nell'intimità quotidiana. Le fotografie che Epoca presentò in esclusiva nel 1963, non erano destinate alla pubblicazione: esse documentano i momenti più sereni nella vita di una famiglia che la tragedia ha sconvolto improvvisamente.


tre volti sorridenti davanti all'obiettivo, l'immagine serena di una famiglia giovane e fortunata
John Kennedy con Jacqueline e la figlia Caroline

Vivrò nel ricordo di John

Lei ricorda il sole bruciante di Dallas e la folla, una folla più imponente, più sfrenata di quelle che li avevano accolti nel Messico e a Vienna. Il sole le gettava addosso la sua luce, l'abbagliava, ma non poteva proteggersi gli occhi dietro le lenti scure, perché doveva tener levata la mano a salutare la moltitudine.

Poi vide un tunnel davanti a sé, appena oltre una svolta della strada, e pensò che, là sotto, avrebbe goduto una pausa di frescura. Intorno, c'era il rombo delle motociclette, il suono che accompagna sempre una parata, c'era l'occasionale scoppiettio di qualche tubo di scappamento. In quell'istante, esplose il colpo di fucile, simile a un qualunque scoppiettuo, e Connally gridò: « No, no, no...>>


Lei ricorda le rose. Quel giorno, aveva ricevuto tre volte un fascio di rose gialle del Texas. Soltanto a Dallas gliele avevano offerte rosse. « Strano», si era detta. « Rose rosse per me... » Poi, la macchina era stata piena di sangue e di quei fiori che avevano il colore del sangue.

Più tardi, molto più tardi, mentre accompagnava il corpo di John dall'ospedale di Dallas all'aeroporto, era rimasta sola con Clint Hill, il primo agente del Servizio segreto accorso in loro aiuto, e col dottor Burkley, il medico della Casa Bianca. Burkley le diede due rose, scivolate sotto la camicia del Presidente quando egli era caduto in avanti, il capo sul grembo di lei.



Per tutta la notte cercarono di separarla da John, di offrirle cure, sedativi, riposo, ma Jacqueline rifiutò. Voleva restare con lui. Rammentava qualcosa che egli aveva detto, il giorno in cui suo padre era stato colpito dall'attacco che lo aveva reso invalido.

« Che questo non accada a me, quando dovrò andarmene », aveva detto allora.

Adesso, lei stringe in una mano una medaglia d'oro di San Cristoforo. Ne aveva donato una uguale a John, il giorno del loro matrimonio. Ma, l'estate scorsa, quando Patrick era morto, avevano voluto mettergli accanto qualcosa che appartenesse a entrambi, e così il Presidente aveva posto quella me daglia nel minuscolo feretro. Poi, l'aveva pregata di regalargliene un'altra per il decimo anniversario del le loro nozze, che ricorreva un mese dopo la morte del bimbo.

John portava con sé la nuova medaglia, quando era stato ucciso, e Jacqueline l'aveva trovata. Ma essa apparteneva a lui e, dunque, non poteva deporla nella bara. Desiderava dargli qualcosa che fosse soltanto suo, qualcosa che amava: si tolse l'anello nu ziale e lo mise al dito di lui. Quando uscì dalla stan-

za, nell'ospedale di Dallas, chiese a Kenny O'Donnell: « Crede che abbia fatto bene? Ora, non mi rimane più nulla ». « Lasci l'anello dove l'ha mes so », rispose O'Donnell.



Questo avvenne all'una e trenta del pomeriggio, nel Texas. Alle tre del mattino seguente, nell'Ospe dale Bethesda del Maryland, Kenny O'Donnell entrò silenziosamente nella stanza dove giaceva Kennedy, prese l'anello e lo restitui a lei.

Ora, mentre parla, Jacqueline continua a rigirare la «fede » intorno all'anulare sinistro. Al mignolo porta un altro anello: un sottile cerchietto d'oro adorno di schegge di smeraldo, che John le aveva donato in memoria di Patrick.


C'è un altro ricordo che l'accompagna ad ogni , istante. « Quando John faceva qualche citazione, parlando, ricorreva sempre a un autore o a un'opera classica », dice, « ma io, e me ne vergogno tanto, riesco a rammentare solo un verso tratto da una commedia musicale. La sera, prima di coricarsi, John ascoltava volentieri qualche disco. La Sua canzone preferita era l'ultima incisa su questo disco. Il verso che più gli piaceva dice: "Non si dimentichi mai che una volta, per un breve, luminoso istante, ci fu un luogo chiamato Camelot"

"Fa una pausa, e poi soggiunge, perché vuol essere certa di aver espresso chiaramente il suo pensiero:

« Verranno altri grandi Presidenti - i Johnson sono meravigliosi, sono stati meravigliosi con me - ma non ci sarà più un altro Camelot ».

« Un tempo, la lettura dei libri di storia mi procurava un senso d'amarezza », continua. « Ero convinta che dovessero scriverli degli uomini vecchi, inaspriti dalla vita.



Poi, ho compreso che proprio la storia aveva fatto di John l'uomo che era. Dovete pensare a lui come a un ragazzino spesso ammalato, che Sta seduto a letto e legge le avventure dei Cavalieri della Tavola Rotonda, legge Marlborough. Per John, la storia era popolata di eroi. E se la storia lo ha reso qual era, se gli ha fatto vedere degli eroi, forse anche altri ragazzi li vedranno. Gli uomini sono un tale miscuglio di bene e di male... John aveva questa concezione eroica della storia, la concezione idealistica. »

Poi s'interrompe, e il pensiero che l'assilla torna ad afferrarla: « Non si dimentichi mai che una volta, per un breve, luminoso istante, ci fu un luogo chiamato Camelot: e non ci sarà mai più nulla di eguale ».

Jacqueline è rimasta inorridita da certe voci secondo le quali lei avrebbe potuto trasferirsi all'estero. « Non andrò mai a vivere in Europa», dichiara.



« Non ho alcuna intenzione di fare lunghi viaggi all’estero. Sarebbe una profanazione. Io vivrò nei luoghi dove ho vissuto con John: a Georgetown e a Cape Code, con i Kennedy. Sono loro la mia famiglia. E, naturalmente, educherò io i miei figli. Desidero che il piccolo John diventi un bravo ragazzo. »


Questa è l'unica commovente intervista alla vedova del Presidente assassinato: qui Jacqueline rivela i sentimenti da lei provati nella grande sciagura

Nei giorni che seguirono la scomparsa del Presidente aveva ripensato a come, in ogni  discorso tenuto nel Texas, egli avesse parlato del grande missile, il più grande mai costruito, che doveva essere lanciato in dicembre, portando gli Stati Uniti al primo posto nella gara per la conquista dello spazio. Così, avrebbe voluto che qualcosa di lui potesse salire nel cielo, magari le sue iniziali soltanto, dipinte in un minuscolo angolo del gigantesco Saturno, dove nessuno le avrebbe notate. Ma, d'ora in poi, gli Americani andranno in cerca della Luna par tendo da Cape Kennedy. Il nuovo nome dato a Cape Canaveral, questo nome nato dalla sua fragile speranza, l'ha colta di sorpresa.

L'unica cosa che Jacqueline sapeva di dover ottenere per la memoria di John, era quella di accendere una fiaccola eterna sulla sua tomba, nel cimitero di Arlington.



« Ogni qualvolta si attraversa il ponte sul Potomac, che unisce Washington allo Stato della Virginia », spiega, « si vede apparire, in lontananza, la casa del generale Lee, posta sul fianco della collina.

Quell'edificio è stato una delle prime cose che Caroline ha imparato a riconoscere, quando era molto piccola. Adesso, la notte, si vede risplendere la faccola di John, a diverse miglia di distanza. »

Conclude affermando che, ormai, la gente dovrebbe interessarsi al nuovo Presidente e alla nuova First Lady. Ma non vuole che quella stessa gente dimentichi John F. Kennedy, o lo incontri soltanto su libri di storia che sanno di polvere e d'amarezza.

Per un breve, luminoso istante, ci fu un luogo chiamato Camelot.


Una lontana domenica con Caroline

Siamo nel 1958: John Kennedy ha superato un intervento chirurgico che poteva costargli la vira. La sua carriera politica si sta avviando sotto il segno del successo, Nella casa di Georgetown è arrivata Caroline, dopo quattro anni di matrimonio: John e Jacqueline, che hanno conosciuto la sofferenza e l'angoscia, ritrovano il sorriso del giorno delle loro nozze.



Il giovane senatore comincia la lotta e accanto a lui c'è una sola persona: sua moglie

Queste due immagini sono particolarmente care a Jacqueline, perché le ricordano un periodo meraviglioso: il tempo in cui lei e John lavoravano e lottavanc insieme, soli, mirando già all'altissimo traguardo, allora paurosamente lontano.

« lackie » era allora la segretaria, l'assistente, 11 « consigliere » del marito.




Gli americani imparano a chiamarla Jackie

Un giorno di vacanza con Caroline.

La giovane moglie del senatore di Boston e ormai una delle più ammirate signore della società americana: ma pochi sanno che ad ogni maternità questa donna elegante e raffinata deve affrontare pericoli mortali.



La memoria più bella: le ore di pace a Georgetown

Ancora la casa di Georgetown, col piccolo giardino nel quale gioca Caroline, Si avvicina il 1960; John Kennedy è ormai uno dei protagonisti della battaglia politica pre-elettorale, il suo ufficio di Washington è sempre più affollato, intorno a lui gia si muove il mondo tumultuoso dei « politicians ». Queste ore di pace con « Jackie » si fanno sempre più rare e brevi.





Sul prato di Hyannis Port camminano parlando dell'avvenire

Jacqueline e Caroline devono rimanere a lungo sole, adesso: John Kennedy sta combattendo per la designazione a candidato presidenziale, è costretto a vivere in un appartamento segreto per sfuggire agli assalti dei sostenitori e dei giornalisti, percorre gli Stati Uniti parlando talora a grandi folle e talora a sparuti gruppetti di cittadini indifferenti. La moglie lo aspetta con la bambina a Hyannis Port: quando lui arriva passeggiano insieme a lungo sul prato davanti al mare e fanno progetti per l'avvenire.





I minuti interminabili della vigilia nella casa paterna

La battaglia per la presidenza è finita: l'America sceglie ora tra John Kennedy e Richard Nixon. Queste sono le immagini del giorno delle elezioni, 1'8 novembre 1960. Tutta la famiglia si trova riunita a Hyannis Port in attesa dei risultati. Ore e minuti interminabili. John prende con sé la piccola Caroline e giocano insieme sul prato. Poi giungono le cifre definitive, le notizie della vittoria: John ne riceve la conferma con Jacqueline, radiosa, al suo fianco.




Ritratto di una sera di gioia: Jack è Presidente!

Partendo per la Casa Bianca, John Kennedy ha voluto portare con sé questa fotografia, scattata la sera successiva alla sua vittoria: quattro sorrisi di gioia dopo la lunghissima batfaglia. Jacqueline è splendente perché tra poche settimane nascerà il suo secondo fi-glio. Forse nella mente di Joe e Rose Kennedy, i genitori, è presente invece in questo istante il ricordo di Joseph junior, il loro primo ragazzo caduto in guerra, il grande assente a questa festa di famiglia. Nessuno sa che fra tre anni si aprirà tragicamente un'altra tomba.



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